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dott.ssa
Laura Bolzoni Codato
Dalla mia
biografia
"All’apice
di una brillante carriera di imprenditrice e
psicologa, vengo improvvisamente colpita da gravi e fortissimi attacchi
di PANICO, che mi costringono gradualmente, in un terribile
processo discendente a non guidare più la macchina, a non
uscire più di casa, a non poter più lavorare per
molti anni. Con coraggio riprendo la ricerca interiore, che mi
porta a riscoprire la mia vera e profonda natura non fisica e a
sperimentare direttamente l’amore eterno di cui noi e
il Tutto siamo fatti.
Vinco
definitivamente il panico e creo una strategia completa contro gli
attacchi di panico."
La mia
ricerca e la mia esperienza sugli attacchi di panico e sull'agorafobia
IL PANICO
E' UNA MALATTIA DA CURARE OPPURE UN PROBLEMA DA RISOLVERE?
E' molto
importante rispondere a questa domanda, perchè da qui si
aprono due strade e due universi completamente diversi . Si
parte dallo stesso inizio: l'attacco di panico, con tutta la
sua sintomatologia fisica , emozionale e mentale , - che
descriverò sotto nella mia esperienza del primo attacco di
panico, -ma si concluderà con due finali molto diversi e
distanti tra loro.
Chi soffre di
panico impiega spesso molto tempo per capire che cosa gli sta veramente
succedendo e una volta che comprende di essere vittima del DAP, fa
fatica ad accettare che un simile brutto e angosciante evento sia
arrivato, completamente inatteso, nella propria vita. La prima
reazione, dopo la prima confusione nella ricerca di una diagnosi
è di resistenza: “Non voglio accettare che sia
così, non voglio che sia così!”.
C'è
quasi un tentativo di nascondere a se stessi e soprattutto agli altri
,tra cui i famigliari di soffrire di uno strano brutto male. Accanto
alla resistenza, sorge una sorta di vergogna a mostrare se stessi, come
colpiti da questa sfortuna. Quasi si volesse comunicare :"Non voglio
avere il DAP e guai se lo vedono gli altri" .
Moltissima
energia vitale viene impiegata durante l'attacco a soffocarne ogni
sintomo visibile, a tentare di bloccare qualcosa che avvertiamo come
ineluttabilmente potente , che sta andando fuori dal nostro
controllo. Questo tentativo di tenere a bada l’energia
vitale, quasi sempre fallisce, innescando tutta la classica danza dei
segnali fisici, emozionali e mentali ormai noti e comuni . Quello che
rimane è sconforto, senso di impotenza e il timore che
l’attacco di panico possa ripetersi ancora, chissà
come e chissà quando.
A questo
punto appare una possibilità di interpretazione: scelgo di
credere che sono vittima di una malattia oppure scelgo di comprendere
che mi trovo di fronte a un problema che può avere una
soluzione, meglio una risoluzione completa e definitiva, come
è stato per me?
L’interpretazione può cambiare completamente la
realtà, vediamo come.
Noi creiamo la nostra realtà.
Se io credo di avere una malattia questa credenza evocherà
in me un universo percepito fatto di ospedali, di pronto soccorso, di
medici, di terapie, di farmaci…..Cercherò
disperatamente qualcuno che, dopo avere capito che cos’ho (ed
è già un passo grandissimo), mi aiuti a
guarire.
Ho percorso questa strada per molti terribili anni, cercando senza
tregua chi poteva salvarmi. Fallimento!
Senza accorgermi ho iniziato ad alimentare il problema, a ricercare il
perché mi fosse capitata una disgrazia simile, nel
tentativo di trovare l’origine, di analizzare le cause del
perchè, da psicologa e imprenditrice
brillante , mi ritrovassi tappata in casa, senza poter uscire nemmeno
di notte a buttare il sacchetto della spazzatura, quando non
c’era più nessuno in giro per strada.
Di tutto ho provato, con la determinazione della disperazione senza
trovare nessun vero giovamento alla mia infelice condizione.
Perché non potevo risolvere la situazione?
Semplice, perché io ero convinta di essere malata e
di avere un problema irrisolvibile.

Quello che ho fatto e che ti propongo di fare, in un percorso graduale,
che ti condividerò su questo LINK del sito a puntate,
è stato capire chiaramente la differenza tra la malattia,
-dove io ho per forza l’identità della malata-, e
il problema che si può risolvere. Ho smesso drasticamente di
psicoanalizzarmi, di indagare e mi sono spostata interiormente da
un’altra parte, come girare la direzione e camminare contro
vento, con i capelli che ti coprono il viso.
Ho avuto la sensazione di dover tirar su il TITANIC finito nei fondali
dell’oceano, dove forse sarei immersa ancora oggi .
Ho iniziato a CONOSCERE che cos’è un problema.
Un problema è un ostacolo davanti a una meta, davanti a un
fine che stavo cercando di realizzare, ma che non ho ancora raggiunto
perché mi sono imbattuta in un LIMITE INTERIORE oppure un
LIMITE ESTERNO.
In modo nascosto, in profondità dietro la malattia quasi
sempre c’è un ostacolo non superato attorno al
quale ha iniziato a formarsi la tensione fisica, emozionale e mentale,
la famosa ANSIA di cui parlerò prossimamente. Tanta tensione
non curata genera la stanchezza, che precipita nella malattia. In
questo senso sono d’accordo nel dire che prima della
manifestazione degli attacchi di panico c’è lo
stress fisico, mentale e da prestazione e c’è
anche un velo invisibile di DEPRESSIONE , un sentire che LA VITA NON
MERITA DI ESSERE VISSUTA.
Ma torniamo al PROBLEMA come OSTACOLO davanti alla META.
Nella vita abbiamo dei fini, che desideriamo realizzare. Sempre quando
c’è un fine appare l’ostacolo da
superare. Però , non mi accorgo dell’ostacolo
perché forse non guardo dentro di me . Così
succede che l’ostacolo diventa grande , grande come un
grattacielo e copre la meta, peggio rende INVISIBILE la meta.
E’ bene chiedersi :“Prima di avere il mio primo
DAP, quali fini volevo realizzare , ma per LIMITI personali
oppure esterni non sono riuscito a superare?”
Se non sei consapevole che è caduto un albero sulla strada
dove stai viaggiando, come farai a SCAVALCARLO?
Bisogna penetrare la BARRIERA, superare il limite, vincerlo!
Bene, ti lascio con questa riflessione e con l’invito a
scegliere la tua realtà: il panico come malattia oppure il
panico come un problema qualsiasi, che con abilità,
conoscenza e aiuto si può superare brillantemente?
Nei prossimi passi della mia ricerca e della mia esperienza personale
diretta, ti guiderò verso la risoluzione del PROBLEMA PANICO.
Ti aspetto sul mio sito e ti lascio con il racconto vero del mio primo
attacco di panico, attraversato in modo cosciente senza svenire, come
mi era accaduto a nove anni e a venti anni. Te ne parlerò,
perché sarà molto utile per imparare a
distinguere : PANICO E AGORAFOBIA.
“…
Durante una vacanza all’isola d’Elba in una bella
estate calda, accetto l’invito a cena nel migliore ristorante
di Marciana Marina. Ho 25 anni, mi sono vestita elegante
perché gli ospiti e gli amici sono persone ricche,
professionisti di successo e sento che devo fare bella
figura. C’è il notaio che scherza e vuole
rallegrare tutti con battute divertenti e barzellette,
c’è l’imprenditore che ha
un’impresa di asfalti ma che vorrebbe essere più
famoso e ricco di quello che è,
c’è la moglie tradita e triste che
però tenta di sedurre tutti, c’è il mio
fidanzato distratto e.. ci sono…….io, avvolta da
un DISAGIO MASCHERATO, da una noia mortale, che tento di trasformare in
sorrisi finti, in una situazione fatta di contatti poco veri e di
parole vuote……
Penso:”Che cosa ci faccio qui?...tutto
è finto….tutto è creato per
apparire…Tutti parlano di soldi, di barche a vela, di
viaggi, nessuno parla veramente di sé. Nessuno riesce ad
ascoltare gli altri, a essere se stesso.”
Neanch’io! Sento disagio, vuoto e lo
combatto, reagisco, cerco di adeguarmi alla situazione, mi mostro come
credo che questo pubblico voglia che io sia , mi ADATTO , peggio cerco
di brillare in una realtà recitata.
La portata di pesce non arriva mai…..sento
che sono qui bloccata a tavola, che non posso andarmene, che la mia
libertà è lontana, sono in prigione!
……Improvvisamente….un
colpo interno senza rumore al plesso solare, proprio alla bocca dello
stomaco, il cuore che batte forte, forte, gli occhi che iniziano a
vedere che tutto si sta dissolvendo, le orecchie sentono i rumori
sempre più ovattati e dentro il sangue che
pulsa…..
Aiuto……AIUTO…..
Che cosa succede? Dove sono? Chi sono?
Nessuno mi può aiutare, nessuno deve vedere che
l’inferno che mi sta possedendo…
Corro in bagno tutta sudata, tutta confusa, le gambe
sono leggere e mi danno la sensazione di fare movimenti scoordinati,
goffi..
Qualcosa SI STA ROMPENDO, SENZA CONTROLLO DENTRO
ME.”
Mi piacerebbe molto se tu volessi
ricordare :
come
è stato il tuo primo giorno di scuola? Eri solo oppure
c’era la mamma o il papà?
Sei nato in
clinica, all’ospedale oppure a casa?
Ti hanno
raccontato come è stata la tua prima uscita nella vita, hai
visto gli alberi, un cielo azzurro oppure un semaforo nel traffico?
E le tue
prime relazioni? Chi ti ha dato il benvenuto alla vita e come lo ha
fatto, che parole ha detto,....etc?
Sei stato
allattato oppure hai ricevuto il latte in polvere?
Queste
piccole domande possono essere utili per iniziare a divenire
consapevole di alcuni aspetti legati all'origine dell'agorafobia.
Copyright
2007-2009 Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti sono riservati.

IN QUESTO
SPAZIO CONDIVIDERO' LA MIA RICERCA E LA MIA PERSONALE ESPERIENZA SUGLI
ATTACCHI DI PANICO E SULL'AGORAFOBIA.
Studio il
problema del PANICO da 25 anni, da quando ne sono stata colpita, prima
in forma occasionale e poi ininterrotamente per 10 terribili anni.
Grazie al panico ho ripreso un percorso di totale ristrutturazione e
trasformazione della mia vita, delle relazioni, del lavoro. Ho voluto
indagare e conoscere questo problema in tutti i suoi aspetti attraverso
studi di psicologia, medicina, psichiatria, medicina naturale,
psicoanalisi, analisi bioenergetica, psicologia analitica di Carl G.
Jung, psicologia quantistica, filosofia, naturopatia, condivisione di
chi soffriva di panico.
Alla fine di
un lungo cammino di trasformazione ho avuto l'intuizione illuminante di
che cos'è il panico e l'agorafobia e come ci si libera da
entrambi.
Guarita
completamente e definitivamente, ormai da molti anni, ho creato un percorso
naturale per vincere gli attacchi di panico e l'agorafobia che ha
già aiutato molte persone, giovani e adolescenti.
Alle persone
che hanno sofferto a causa del panico e ai loro famigliari dedico la mia ricerca, il mio lavoro.
.
COME
RICONOSCO L’ATTACCO DI PANICO?
Ti sei mai
sentito a disagio, con il cuore in gola, il respiro che si
ferma, il corpo che vacilla interiormente come avvolto in una
vertigine, i piedi che non sentono il terreno su cui appoggiarsi, le
gambe che sembrano sospese , come se camminassero nell’aria ,
le mani che diventano quasi anestetizzate , senza vita mentre sei
pervaso da un senso di irrealtà che ti fa sentire strano,
quasi dissociato in una terribile , sgradevole sensazione di morire e
contemporaneamente di impazzire? Questo è un
attacco di panico nella sua fase acuta. E’come una violenta
silenziosa scossa di terremoto che accade dentro di te improvvisamente,
imprevedibilmente , quando la tua attenzione è rilassata e
distratta .
PERCHE’
MI ACCADE UN TERREMOTO INTERIORE COSI’ SCONVOLGENTE, SE UN
ATTIMO FA ERO TRANQUILLO?
C’è
una ragione e un significato nell’apparire improvviso di
questo cataclisma interno?
Sì.
“Ma come mai io sto così male se non
c’è nessuna ragione ?” Tante volte mi
sono fatta questa domanda e tante volte ho dovuto rispondere
a questa quesito . Apparentemente , nel momento in cui accade
l’attacco di panico non c’è una causa,
non c’è un motivo, ma ho scoperto che
tutto è perfettamente programmato dal cervello e
dal sistema nervoso.
Andiamo per ordine.
Ti ricordi che abbiamo indagato come è stato il tuo primo
giorno di scuola?
Ti ricordi che abbiamo iniziato a chiedere alla mamma e al
papà come è stata la tua prima uscita dopo che
sei nato? Se hai visto lo splendore del silenzio della natura
oppure il rumore del traffico cittadino?
Perché ci siamo interrogati su questo? Ha senso
indagare in un passato così lontano?
Sì, è molto utile. Perché in quei
momenti noi siamo ENTRATI IN UN MONDO nuovo, sconosciuto a fare delle
cose importanti: vivere con gli altri esseri umani e studiare con i
compagni.
IL
SALOTTINO DOVE CONVERVIAMO INSIEME DEL NOSTRO PANICO

COMMENTO
UNA LETTERA CHE MI E’ ARRIVATA
Mi scrive un
visitatore del sito di 38 anni , bravo padre di famiglia, che soffre di
attacchi di panico da molti anni:”Il mio primo
giorno di scuola non lo ricordo, l’unica immagine che mi
sovviene è quella di un bambino che tiene per mano
la sua mamma e cammina non molto felice verso il suo primo giorno di
scuola con una paura di lasciare quella mano ed entrare in un
nuovo mondo da solo.”
Vediamo che cosa mi aveva comunicato in una lettera
precedente :”L’attacco di panico mi
prende e mi immobilizza quando devo affrontare un viaggio verso una
meta la cui distanza da casa è superiore a 20 km
….La cosa succede soprattutto da solo
quando sono, in compagnia mi sento protetto dal compagno di
viaggio”.
Non vedete la
somiglianza di quel vissuto che accadeva ALLORA a sei anni e di questo
che accade ORA a 38 anni?
E’
lo STESSO EVENTO, che è rimasto lì in
tutti questi anni silenzioso, quasi dimenticato, TROPPO DIMENTICATO .
NON E’ STATO INTEGRATO nella mente, perché non
è stato compreso, non è stato
accettato, non è stato comunicato.
La mente è fuori dal tempo e dallo spazio.
Vuoi
la prova ? Pensa a un evento felice della tua vita in cui sei stato
bene? Appare subito dal nulla alla tua coscienza e ti sembra di
riviverlo come allora, di essere di nuovo lì. Adesso
immagina quello che farai questa sera. Non è lì
la tua mente, quasi avesse camminato per una strada del tempo magica
dove si va avanti e indietro negli anni, nei mesi, nelle ore? Tutto
ciò che rimane sospeso nella mente chiede , URLA di essere
ascoltato e rivissuto per AIUTARTI a divenire consapevole di
quello che è accaduto allora , con la maturità di
oggi.
Che cosa puoi
fare? Osserva, guarda, comprendi TE STESSO PICCOLO A SEI ANNI, parla a
te stesso dicendo a quel bambino , a quella bambina tutte le parole che
la mamma e il papà avrebbero dovuto dirti, ma non hanno
detto:”Adesso sei a scuola è un luogo bello con
tante persone amiche, dove imparerai tantissime cose interessanti! Sono
qua con te.
SONO QUA CON TE.
Questo ci è mancato allora.
Non abbiamo attraversato l’evento difficile del primo giorno
di scuola
INSIEME.
Ecco che adesso riviviamo quello stato di disagio nel PANICO e
chiediamo a qualcuno .”STAI QUA CON ME”. Se sono
solo ho l’attacco, se ci sei tu non ce l’ho.
Comprendi?
Rifletti. Il primo giorno di scuola eri in uno SPAZIO grande con tanti
bambini e ti sei sentito morire, ma non lo hai potuto mostrare, hai
tenuto duro, sei andato avanti. In quel momento lo SPAZIO ti ha fatto
veramente PAURA. E’ comprensibile! Oggi lo spazio continua a
farti paura.
Ma questo problema , che poi diventa AGORAFOBIA è facilmente
risolvibile se sai cos’è , perché
è nato e come lo devi affrontare.
Devi diventare di nuovo AMICO DELLO SPAZIO, dello spazio fuori di te e
dentro di te.
Sempre lo
stesso autore della lettera qui sopra, il papà che
vive nel Nord-Est, invitato da me da fare l’esercizio, mi
scrive
Buongiorno
Dott.ssa
Spero abbia trascorso un ottimo week end. Qui è
stato all'insegna del maltempo!!
Come da lei consigliatomi ho iniziato ad esercitarmi:
per primo sono ritornato a quel fatidico primo giorno di
scuola ed ho incontrato il Claudio piccolo. ho cercato il
più possibile di immedesimarmi in quel momento e penso di
esserci ben riuscito in quanto ho ricordato dei particolari che avevo
dimenticato, l'ambiente, la maestra (terribile!!!!) il mio grembiule
"nero", il banco, i compagni, la classe mi sembrava veramente di essere
ritornato indietro nel tempo......poi mi sono visto piccolo, solo,
impaurito, smarrito come se mi chiedessi cosa stessi a fare in quel
posto ed ho provato una gran pena per quel bambino....l'ho preso con me
ho incominciato a rassicurarlo cercando di spiegargli che non era
più solo ma c'ero io (il grande) a supportarlo in quel
momento difficile ho iniziato a parlargli del perchè si
trovava lì me lo sono abbracciato stretto coccolato come
faccio spesso con le mie bimbe ad un certo punto mentre parlavo sentivo
però crescere in me un grande desiderio di piangere non l'ho
fatto davanti a lui ma non appena ho riaperto gli occhi e sono
ritornato nella mia stanza. E' stato un pianto che faceva male
doloroso ma che non riuscivo a trattenere piangevo per quel bimbo solo
e abbandonato sentendomi anche in colpa per averlo lasciato in quel
posto. Ma, appena terminato di piangere, ho subito sentito
dentro me che il piccolo ora era più forte più
coraggioso sapeva che c'ero io il grande ad aiutarlo si sentiva
più tranquillo ed iniziava ad interagire con gli altri.
E' stato difficile doloroso ma allo stesso tempo meraviglioso.
Così è andata
Rispondo
: Grazie! Bravo Claudio, hai fatto un ottimo lavoro! Permettiti di
lasciar uscire quel dolore , piangi tutte le lacrime che non hai potuto
piangere allora. Liberati di quella sofferenza, lasciala andare,
lasciala evaporare. Non avere paura, quello che il dolore svanito e
integrato ti lascerà è forza interiore e pace,
pace con te stesso e con quella parte di te che era rimasta
lì abbandonata e che chiedeva il tuo aiuto, di essere
accolta con amore.
Ti
guiderò adesso in un piccolo, ma utilissimo
esercizio per darti l’indirizzo di dove devi dirigere la tua
attenzione.
VI
CONDIVIDO UNA BELLA LETTERA CHE MI HA INVIATO UNA RAGAZZA,
CHE CORAGGIOSAMENTE HA ACCETTATO DI COMPARIRE CON IL SUO NOME.
Nel testo appare una parte della sua e-mail e una parte delle mie
risposte.
“Gent.ma
Dott. Bolzoni,
mi chiamo Laura e ho 29 anni. Se ora mi ritrovo qui a scriverle questa
lettera è perchè nella mia continua e frustante
ricerca in una via d'uscita al problema degli attacchi di panico mi
sono imbattuta nel suo sito.
Ho letto di tutto un po’ e mi ha colpito in particolar modo
la descrizione del suo primo attacco mi sembrava di essere
lì con lei..di essere io al suo posto...lei ne è
uscita ringraziando Dio..
Rispondo:
Anche
tu ne uscirai, alla grande, bisogna conoscere il panico e fare tutti i
passi giusti per allontanarsi. Conoscenza e azione. La prima azione
è la scelta: scegliere con forza di vedere il panico come un
problema, non come una malattia.
Io ho perso
la strada.. non mi sento più parte di un universo
armonico...non so se la risposta è davvero nei suoi libri..
ne ho letto tanti ormai e sono tutti lì a guardarmi muti e
delusi sulla mia scrivania però le scrivo lo stesso..
Rispondo
a Laura:
Accanto al libro ci vuole una relazione viva, vera,
dove tu parli e l'altro ti ascolta dove la sua forza, la sua
conoscenza, la sua abilità nel guarire dalla malattia passa
a te, sai, come quando tu hai la mano fredda e diventa calda
perché quell'altro che te la da’
è calda.
quanto
confronto traggo da coloro che senza vergogna si raccontano,
condividono la loro angoscia nella speranza di essere aiutati ma anche
di aiutare.. sono mani che si scaldano reciprocamente per rifarmi al
suo bell' esempio.
Un intenso abbraccio.
Laura Pinna
IL PANICO
SI VINCE IN DUE: QUESTO E’ UN PREZIOSO SEGRETO.
La prossima
volta scopriremo altri due segreti sugli attacchi di panico e
sull’agorafobia, che nessuno finora ha mai conosciuto.
Torniamo alla
mia vita vissuta in compagnia del panico e vediamo che cosa succede
dopo quel primo episodio mentre ero nel bel ristorante di pesce
all’isola d’Elba.
Come
gli attacchi di panico diventano cronici.
Tornata
a casa dalla vacanza, riprendo la vita quotidiana normale con la
relazione di coppia, il lavoro, gli amici, lo sport.
L’episodio sembra ormai dimenticato, lontano.
Non è così, non è affatto
così.
Mi accade una, due, tre , quattro volte che a pranzo e a cena in
ristoranti diversi il mio corpo e la mia mente, quasi ricordassero
perfettamente l’attacco di panico accaduto
all’isola d’Elba, lo riproducono in modo quasi
identico… come seguissero un copione che il bravo attore
conosce a memoria e che porta in scena in turnè
nei vari teatri di fronte a un pubblico diverso. Cambia il teatro , ma
la recita è la stessa.
Molto preoccupata e frustrata, al decimo episodio di attacco di panico
al ristorante decido di evitare le sale affollate e rumorose , molto
illuminate.
ANSIA
ANTICIPATORIA.
Provo a
frequentare solamente ristoranti a conduzione familiare con piccole
sale da pranzo , più calde e intime.
Per alcuni mesi va un po’ meglio, ma poi temendo che possa
accadermi l’attacco anche qui, quasi evocandolo , basta che
accada una volta perché decida che da quella porta non
entrerò mai più.
Inizio a evitare i luoghi in cui si sono presentati i DAP.
Riprendo la
vita normale con questa nuova caratteristica , che riesco quasi a
vivere come un vezzo. “Non vado più a mangiare al
ristorante!”
Divento abile nell’evitare, senza che nessuno se ne accorga,
le cene e i pranzi sia di lavoro sia di divertimento con gli
amici e i parenti nei ristoranti al chiuso e
all’aperto, dopo che anche qui ,-dove per un po’
andava meglio-, il panico mi raggiunge.
Si può vivere senza andare al ristorante?
Sì, benissimo e si può anche motivare la scelta
dicendo che è più sano e sicuro mangiare a casa,
dove si può controllare la qualità
del cibo, il sale , i condimenti.
Ho razionalizzato così questo limite, però
onestamente tra me e me sentivo che non ero libera , che io dovevo
evitare i ristoranti.
Libertà vuol dire che sia non ci vado al ristorante, sia che
se voglio ci posso andare.
Chi conosce il panico sa che questa libertà di scelta
è molto ridotta e diventa:” Devo evitare i
ristoranti sempre, lì non ci potrò più
mettere piede”.
Come il
panico si estende a macchia d’olio in tutte le aree della mia
vita.
Eliminati
definitivamente i ristoranti dal mio orizzonte, la vita personale e
professionale continua con successo e ricca di soddisfazioni.
Apparentemente!
Dentro di me
il drago chiamato panico , che non è stato né
visto in faccia né affrontato, dorme silenzioso aspettando
di ritornare alla luce quando deciderà di farlo.
Accadrà dopo un paio d’anni nel
supermercato davanti a casa, dove vado tranquillamente a fare la spesa.
Tanti scaffali, tante persone, tante luci al neon che
illuminano a giorno tutti i prodotti da comprare e mettere nei rumorosi
carrelli . Che bello! Che festa!
Bello?
No, è il ritorno di un nuovo inferno.
Mentre sono in coda verso la cassa sento salire l’attacco,
ormai lo conosco bene, eccolo, inizio a deglutire, a fare qualche
sbadiglio, respiro silenziosamente ma affannosamente perché
nessuno deve accorgersi di niente, inizio a
sentirmi svenire.
Tutto il corpo, tutti i sentimenti, tutti i pensieri urlano
silenziosamente , come nel dipinto di Edward Munch:
“Perché la cassiera è così
lenta? Perchè tutti sono così lenti oggi e non
preparano prima i soldi per pagare? Su, fate in fretta
perché sto morendo!”
Il drago invade il mio corpo sudato , la mia mente confusa, i miei
sentimenti di smarrimento intervallati da momenti di demoralizzazione e
rabbia, perché di nuovo parte l’attacco e devo
rimanere qui , in coda al supermercato. Tutto attorno a e diventa
freddo, estraneo, al neon , non trovo niente di caldo, nessuno di umano
e amico, tutti appaiono irreali in una scena di dissoluzione totale.
Aiuto! A i u uuuuuuto!
Cosa faccio? Abbandono il carrello e scappo? Ma come me ne
vado da qua? Non si può!
Urlo silenziosamente che mi sento male, ma chi mi ascolta, chi
è in grado di capirmi veramente?
Chi ?
Sicuramente mi scambiano per pazza oppure per drogata se
comunico che tutto è diventato irreale, che per quanto mi
aggrappi a questo benedetto carrello, che non so come mai ho riempito
fino all’orlo, che sento le mie gambe diventare leggere,
quasi sospese dal pavimento lucido di linoleum. La testa ha un dolore
pulsante dietro nel cervelletto, ecco la chiara manifestazione
dell’avanzare del tumore al cervello penso, eh sì,
cara lentissima cassiera sorridente, qui si tratta di
un’ eroina che in silenzio sta morendo di un terribile male,
e nessuno lo sa.
Sto malissimo e non so perché. Sto morendo , ma non so di
cosa!
Cerco di parlarmi così:”Laura, non
cedere alla catarsi, non svenire, perché se lo fai sei
finita per sempre, devi solo arrivare alla cassa, ricordati di
sorridere e di pagare, anzi tira fuori già adesso i soldi
dal portafoglio e anche le chiavi di casa, dopo che hai messo i
prodotti nei sacchetti uscirai tranquillamente da
qua”.
“Uscire?”- mi dico quasi in un dialogo
dissociato, “ma se la porta di vetro è lontana
mille miglia, se sento che non ci arriverò
mai…mai…perché morirò prima
qui in questo pubblico negozio tra l’indifferenza
generale!”
Terribile!
Non auguri questo doloroso vissuto nemmeno a chi ti ha fatto tanto del
male nella vita! E’ troppo!
Mentre vivo questa manifestazione sono lucidissima, anzi i sensi sono
ancora più puliti e aperti, spero di svenire, di perdere
coscienza così almeno per un po’
l’incubo passa.
Passa?
Secondi di panico che sembrano eterni, attimi di terrore che sembrano
secoli.
Copyright
2007-2009 Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti sono riservati.

“Dove
va la tua attenzione, là l’energia vitale scorre e
i risultati accadono!
Chiediti
dolcemente, ma anche fermamente: “Dove va la mia attenzione?
Va alla paura che mi tornerà l’attacco ? Va alla
sensazione che non uscirò mai fuori da questo labirinto? Va
al problema e lo rende così sempre più grande,
sempre più inguaribile, sempre più invalidante
?”
Scegli di
prendere la tua attenzione e di indirizzarla verso il progetto di
rinascere , di regalarti una nuova vita, di avere dei bellissimi fini
da raggiungere.
Ce la
farai!
Niente
è più forte di te, niente di quello che senti e
pensi è più forte di te!
LIBRO-EBOOK
PANICO VINTO!
Percorso
naturale per vincere gli attacchi di panico

Copyright
© 2007-2009 Laura Bolzoni. Tutti i diritti riservati.
Acquista qui
Libreria online di Arte e Crescita Edizioni
“
Il libro nasce dalla mia esperienza di psicologa e imprenditrice di
successo , che all’apice di una brillante
carriera, ho iniziato a soffrire di terribili e
violentissimi attacchi di panico, che hanno poi accompagnato la mia
vita per 10 lunghissimi anni .
Gradualmente, in un inesorabile processo discendente il panico mi ha
costretta a non guidare più, a non uscire più di
casa, a non lavorare più……Sentivo che
niente e nessuno mi avrebbe potuto aiutare, che nessuno
capiva quello che avevo, che avrei fatto una fine
terribile….sola, disperata, fallita, finita. Mi vergognavo a
parlarne con i colleghi psicologi, con mia madre, con mia sorella, con
i pochi veri amici che mi erano rimasti.
Ma…….
Con grande coraggio e tanto impegno ho cercato una risposta e
una soluzione a questo terribile problema.
Tappata in casa ho iniziato la ricerca, leggendo il bellissimo libro
della brava Valentina Cultrera, “Panico!”. Le sono
molto grata perché l’ ho sentita subito vicino a
me, grazie a lei ho compreso chiaramente di che male soffrivo.
Ho ripreso il
viaggio più importante della mia vita: la ricerca interiore,
la via della consapevolezza di me. Ho iniziato un
processo di liberazione da tutto quello che credevo di essere, ma che
non ero veramente.
Sono uscita dalla zona di conforto in cui vivevo
con il “mio panico” e ho ricominciato tutto da
zero.
Ero disposta a
sperimentare tutto, anche ad andare sulla cima dell’Everest
oppure su una nebulosa dell’universo stellare, pur di vincere
il panico! Naturalmente ho sempre scelto di conoscere e di sperimentare
solamente ciò che era naturale e sano.
E………..
Questa
brutta avventura ha un finale degno di un film d’amore, di una
fiaba meravigliosa che ha richiesto un prezzo altissimo per essere
proiettata nella mia vita, ……tutta me
stessa ho dovuto dare per ricevere in dono la comprensione e il
raggio di luce che mi ha mostrato la strada per uscire per sempre dal
bosco buio, pieno di rovi che lacerano le vesti, la pelle, il cuore,
l’anima!
Ho visto la strada da
percorrere per venirne fuori, che non è fatta di terapie
costose, di tecniche lunghe che durano anni, di farmaci che bloccano i
sintomi per un po’, di legami terapeutici che creano
dipendenza ……
E’ la via della
conoscenza, della ricerca scientifica, della crescita personale, della
consapevolezza, della trasformazione .
Che cosa mi ha detto il panico
mettendomi a terra, all’angolo del ring della vita, proprio
quando ero arrivata all’apice del mio successo personale e
professionale?
Mi ha detto “Stop Laura, così non va! Così stai
bloccando la tua evoluzione, la tua missione nella vita, la tua natura,
il senso della vita e lo scopo per cui tu sei qui, apriti , ama e
lasciati amare, comprendi e lasciati comprendere, accetta e lascia che
gli altri ti accettino completamente. Sii te stessa”.
Quanto tempo ho sprecato,
quanto dolore ho sofferto, quanti soldi ho buttato via in terapie
inadatte, quanto stress ho dato al mio corpo agitato, percosso dal
terremoto del panico!
Oggi sono qui, completamente libera, da molti anni, dagli attacchi di
panico, a darti con forza e con amore la mia testimonianza che questo
male si può vincere definitivamente e completamente!
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