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Percorso naturale per vincere gli attacchi di panico

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dott.ssa Laura Bolzoni Codato

Dalla mia biografia

"All’apice di una brillante  carriera  di imprenditrice e psicologa, vengo improvvisamente colpita da gravi e fortissimi attacchi di PANICO, che mi costringono gradualmente, in un terribile  processo discendente a non guidare più la macchina, a non uscire più di casa, a non poter più lavorare per molti anni. Con coraggio riprendo la ricerca interiore, che mi porta a riscoprire la mia vera e profonda natura non fisica e a sperimentare direttamente l’amore eterno di cui noi e il Tutto siamo fatti.

Vinco definitivamente il panico e creo una strategia completa contro gli attacchi di panico."

panicoLa mia ricerca e la mia esperienza sugli attacchi di panico e sull'agorafobia



IL PANICO E' UNA MALATTIA DA CURARE OPPURE UN PROBLEMA DA RISOLVERE?

E' molto importante rispondere a questa domanda, perchè da qui si aprono due strade e due universi completamente diversi . Si parte  dallo stesso inizio: l'attacco di panico, con tutta la sua sintomatologia fisica , emozionale e mentale , - che descriverò sotto nella mia esperienza del primo attacco di panico, -ma si concluderà con due finali molto diversi e distanti tra loro.

Chi soffre di panico impiega spesso molto tempo per capire che cosa gli sta veramente succedendo e una volta che comprende di essere vittima del DAP, fa fatica ad accettare che un simile brutto e angosciante evento sia arrivato, completamente inatteso, nella propria vita. La prima reazione, dopo la prima confusione nella ricerca di una diagnosi è di resistenza: “Non voglio accettare che sia così, non voglio che sia così!”.

C'è quasi un tentativo di nascondere a se stessi e soprattutto agli altri ,tra cui i famigliari di soffrire di uno strano brutto male. Accanto alla resistenza, sorge una sorta di vergogna a mostrare se stessi, come colpiti da questa sfortuna. Quasi si volesse comunicare :"Non voglio avere il DAP e guai se lo vedono gli altri" .

Moltissima energia vitale viene impiegata durante l'attacco a soffocarne ogni sintomo visibile, a tentare di bloccare qualcosa che avvertiamo come ineluttabilmente potente , che sta andando  fuori dal nostro controllo. Questo tentativo di tenere a bada l’energia vitale, quasi sempre fallisce, innescando tutta la classica danza dei segnali fisici, emozionali e mentali ormai noti e comuni . Quello che rimane è sconforto, senso di impotenza e il timore che l’attacco di panico possa ripetersi ancora, chissà come e chissà quando.

A questo punto appare una possibilità di interpretazione: scelgo di credere che sono vittima di una malattia oppure scelgo di comprendere che mi trovo di fronte a un problema che può avere una soluzione, meglio una risoluzione completa e definitiva, come è stato per me?
L’interpretazione può cambiare completamente la realtà, vediamo come.


Noi creiamo la nostra realtà.


Se io credo di avere una malattia questa credenza evocherà in me un universo percepito fatto di ospedali, di pronto soccorso, di medici, di terapie, di farmaci…..Cercherò disperatamente qualcuno che, dopo avere capito che cos’ho (ed è già  un passo grandissimo), mi aiuti a guarire.


Ho percorso questa strada per molti terribili anni, cercando senza tregua chi poteva salvarmi. Fallimento!
Senza accorgermi ho iniziato ad alimentare il problema, a ricercare il  perché mi fosse capitata una disgrazia simile, nel tentativo di trovare l’origine, di analizzare le cause del perchè, da psicologa e  imprenditrice  brillante , mi ritrovassi tappata in casa, senza poter uscire nemmeno di  notte a buttare il sacchetto della spazzatura, quando non c’era più nessuno in giro per  strada.
Di tutto ho provato, con la determinazione della disperazione senza trovare nessun vero giovamento alla mia infelice condizione.
Perché non potevo risolvere la situazione?
Semplice, perché io ero convinta di essere malata e di  avere un problema  irrisolvibile.

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Quello che ho fatto e che ti propongo di fare, in un percorso graduale, che ti condividerò su questo LINK del sito a puntate, è stato capire chiaramente la differenza tra la malattia, -dove io ho per forza l’identità della malata-, e il problema che si può risolvere. Ho smesso drasticamente di psicoanalizzarmi, di indagare e mi sono spostata interiormente da un’altra parte, come girare la direzione e camminare contro vento, con i capelli che ti coprono il viso.
Ho avuto la sensazione di dover tirar su il TITANIC finito nei fondali dell’oceano, dove forse sarei immersa ancora oggi .
Ho iniziato a CONOSCERE che cos’è un problema.


Un problema è un ostacolo davanti a una meta, davanti a un fine che stavo cercando di realizzare, ma che non ho ancora raggiunto perché mi sono imbattuta in un LIMITE INTERIORE oppure un LIMITE ESTERNO.
In modo nascosto, in profondità dietro la malattia quasi sempre c’è un ostacolo non superato attorno al quale ha iniziato a formarsi la tensione fisica, emozionale e mentale, la famosa ANSIA di cui parlerò prossimamente. Tanta tensione non curata genera la stanchezza, che precipita nella malattia. In questo senso sono d’accordo nel dire che prima della manifestazione degli attacchi di panico c’è lo stress fisico, mentale e da prestazione e c’è anche un velo invisibile di DEPRESSIONE , un sentire che LA VITA NON MERITA DI ESSERE VISSUTA.


Ma torniamo al PROBLEMA come OSTACOLO davanti alla META.
Nella vita abbiamo dei fini, che desideriamo realizzare. Sempre quando c’è un fine appare l’ostacolo da superare. Però , non mi accorgo dell’ostacolo perché forse non guardo dentro di me . Così succede che l’ostacolo diventa grande , grande come un grattacielo e copre la meta, peggio rende INVISIBILE la meta.


E’ bene chiedersi :“Prima di avere il mio primo DAP, quali fini volevo realizzare  , ma per LIMITI personali oppure esterni non sono riuscito a superare?”
Se non sei consapevole che è caduto un albero sulla strada dove stai viaggiando, come farai a SCAVALCARLO?


Bisogna penetrare la BARRIERA, superare il limite, vincerlo!
Bene, ti lascio con questa riflessione e con l’invito a scegliere la tua realtà: il panico come malattia oppure il panico come un problema qualsiasi, che con abilità, conoscenza e aiuto si può superare brillantemente?
Nei prossimi passi della mia ricerca e della mia esperienza personale diretta, ti guiderò verso la risoluzione del PROBLEMA PANICO.
Ti aspetto sul mio sito e ti lascio con il racconto vero del mio primo attacco di panico, attraversato in modo cosciente senza svenire, come mi era accaduto a nove anni e a venti anni. Te ne parlerò, perché sarà molto utile per imparare a distinguere : PANICO  E AGORAFOBIA.

… Durante una vacanza all’isola d’Elba in una bella estate calda, accetto l’invito a cena nel migliore ristorante di Marciana Marina. Ho 25 anni, mi sono vestita elegante perché gli ospiti  e gli amici sono persone ricche, professionisti di successo e sento che devo  fare bella figura. C’è il notaio che scherza e vuole rallegrare tutti con battute divertenti e barzellette, c’è l’imprenditore che ha un’impresa di asfalti ma che vorrebbe essere più famoso e ricco di quello che è, c’è  la moglie tradita e triste che però tenta di sedurre tutti, c’è il mio fidanzato distratto e.. ci sono…….io, avvolta da un DISAGIO MASCHERATO, da una noia mortale, che tento di trasformare in sorrisi finti, in una situazione fatta di contatti poco veri e di parole vuote……
Penso:”Che cosa ci faccio qui?...tutto è finto….tutto è creato per apparire…Tutti parlano di soldi, di barche a vela, di viaggi, nessuno parla veramente di sé. Nessuno riesce ad ascoltare gli altri, a essere se stesso.”
Neanch’io! Sento disagio, vuoto e lo combatto, reagisco, cerco di adeguarmi alla situazione, mi mostro come credo che questo pubblico voglia che io sia , mi ADATTO , peggio cerco di brillare in una realtà recitata.
La portata di pesce non arriva mai…..sento che sono qui bloccata a tavola, che non posso andarmene, che la mia libertà è lontana, sono in prigione!
……Improvvisamente….un colpo interno senza rumore al plesso solare, proprio alla bocca dello stomaco, il cuore che batte forte, forte, gli occhi che iniziano a vedere che tutto si sta dissolvendo, le orecchie sentono i rumori sempre più ovattati e dentro il sangue che pulsa…..
Aiuto……AIUTO…..
Che cosa succede? Dove sono? Chi sono?  Nessuno mi può aiutare, nessuno deve vedere che l’inferno che mi sta possedendo…
Corro in bagno tutta sudata, tutta confusa, le gambe sono leggere e mi danno la sensazione di fare movimenti scoordinati, goffi..
Qualcosa SI STA ROMPENDO, SENZA CONTROLLO DENTRO ME.”

 

Mi piacerebbe molto se tu volessi ricordare :

come è stato il tuo primo giorno di scuola? Eri solo oppure c’era la mamma o il papà?

Sei nato in clinica, all’ospedale oppure a casa?

Ti hanno raccontato come è stata la tua prima uscita nella vita, hai visto gli alberi, un cielo azzurro oppure un semaforo nel traffico?

E le tue prime relazioni? Chi ti ha dato il benvenuto alla vita e come lo ha fatto, che parole ha detto,....etc?

Sei stato allattato oppure hai ricevuto il latte in polvere?

Queste piccole domande possono essere utili per iniziare a divenire consapevole di alcuni aspetti legati all'origine dell'agorafobia.

Copyright 2007-2009 Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti sono riservati.
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IN QUESTO SPAZIO CONDIVIDERO' LA MIA RICERCA E LA MIA PERSONALE ESPERIENZA SUGLI ATTACCHI DI PANICO E SULL'AGORAFOBIA.

Studio il problema del PANICO da 25 anni, da quando ne sono stata colpita, prima in forma occasionale e poi ininterrotamente per 10 terribili anni. Grazie al panico ho ripreso un percorso di totale ristrutturazione e trasformazione della mia vita, delle relazioni, del lavoro. Ho voluto indagare e conoscere questo problema in tutti i suoi aspetti attraverso studi di psicologia, medicina, psichiatria, medicina naturale, psicoanalisi, analisi bioenergetica, psicologia analitica di Carl G. Jung, psicologia quantistica, filosofia, naturopatia, condivisione di chi soffriva di panico.

Alla fine di un lungo cammino di trasformazione ho avuto l'intuizione illuminante di che cos'è il panico e l'agorafobia e come ci si libera da entrambi.

Guarita completamente e definitivamente, ormai da molti anni, ho creato un percorso naturale per vincere gli attacchi di panico e l'agorafobia che ha già aiutato molte persone, giovani e adolescenti.

Alle persone che hanno sofferto a causa del panico e ai loro famigliari dedico la mia ricerca, il mio lavoro.

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panicoCOME RICONOSCO L’ATTACCO DI PANICO?

Ti sei mai sentito a disagio, con il cuore in gola, il respiro che  si ferma, il corpo che vacilla interiormente come avvolto in una vertigine, i piedi che non sentono il terreno su cui appoggiarsi, le gambe che sembrano sospese , come se camminassero nell’aria , le mani che diventano quasi anestetizzate , senza vita mentre sei pervaso da un senso di irrealtà che ti fa sentire strano, quasi dissociato in una terribile , sgradevole sensazione di morire e contemporaneamente di impazzire? Questo è  un attacco di panico nella sua fase acuta. E’come una violenta silenziosa scossa di terremoto che accade dentro di te improvvisamente, imprevedibilmente , quando la tua attenzione è rilassata e distratta .

 

PERCHE’ MI ACCADE UN TERREMOTO INTERIORE COSI’ SCONVOLGENTE, SE UN ATTIMO FA ERO TRANQUILLO?

C’è una ragione e un significato nell’apparire improvviso di questo cataclisma interno?
Sì.
“Ma come mai io sto così male se non c’è nessuna ragione ?” Tante volte mi sono fatta questa domanda e tante volte ho dovuto rispondere  a questa quesito . Apparentemente , nel momento in cui accade l’attacco di panico non c’è una causa, non c’è un motivo, ma ho scoperto che  tutto è perfettamente programmato dal cervello e dal sistema nervoso.


Andiamo per ordine.
Ti ricordi che abbiamo indagato come è stato il tuo primo giorno di scuola?
Ti ricordi che abbiamo iniziato a chiedere alla mamma e al papà come è stata la tua prima uscita dopo che sei  nato? Se hai visto lo splendore del silenzio della natura oppure il rumore del traffico cittadino?
Perché ci siamo interrogati su questo?  Ha senso indagare in un passato così lontano?
Sì, è molto utile. Perché in quei momenti noi siamo ENTRATI IN UN MONDO nuovo, sconosciuto a fare delle cose importanti: vivere con gli altri esseri umani e studiare con i compagni.

 

IL  SALOTTINO DOVE CONVERVIAMO INSIEME DEL NOSTRO PANICO

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COMMENTO UNA LETTERA CHE MI E’ ARRIVATA

Mi scrive un visitatore del sito di 38 anni , bravo padre di famiglia, che soffre di attacchi di panico da molti anni:”Il mio primo giorno di scuola non lo ricordo, l’unica immagine che mi sovviene è quella di un bambino che tiene per mano la sua mamma e cammina non molto felice verso il suo primo giorno di scuola con una paura  di lasciare quella mano ed entrare in un nuovo mondo da solo.” Vediamo  che cosa mi aveva comunicato in una lettera precedente :”L’attacco di panico mi prende e mi immobilizza quando devo affrontare un viaggio verso una meta la cui distanza da casa è superiore a 20 km ….La cosa succede soprattutto da solo quando sono, in compagnia mi sento protetto dal compagno di viaggio”.

Non vedete la somiglianza di quel vissuto che accadeva ALLORA a sei anni e di questo  che accade ORA a 38 anni?

 

E’ lo STESSO EVENTO, che  è rimasto lì in tutti questi anni silenzioso, quasi dimenticato, TROPPO DIMENTICATO .
NON E’ STATO INTEGRATO nella mente, perché non è stato compreso,  non è stato accettato, non è stato comunicato.

La mente è fuori dal tempo e dallo spazio.

 Vuoi la prova ? Pensa a un evento felice della tua vita in cui sei stato bene? Appare subito dal nulla alla tua coscienza e ti sembra di riviverlo come allora, di essere di nuovo lì. Adesso immagina quello che farai questa sera. Non è lì la tua mente, quasi avesse camminato per una strada del tempo magica dove si va avanti e indietro negli anni, nei mesi, nelle ore? Tutto ciò che rimane sospeso nella mente chiede , URLA di essere ascoltato e rivissuto per AIUTARTI a  divenire consapevole di quello che è accaduto allora , con la maturità di oggi.

Che cosa puoi fare? Osserva, guarda, comprendi TE STESSO PICCOLO A SEI ANNI, parla a te stesso dicendo a quel bambino , a quella bambina tutte le parole che la mamma e il papà avrebbero dovuto dirti, ma non hanno detto:”Adesso sei a scuola è un luogo bello con tante persone amiche, dove imparerai tantissime cose interessanti! Sono qua con te.


SONO QUA CON TE.


Questo ci è mancato allora.
Non abbiamo attraversato l’evento difficile del primo giorno di scuola
INSIEME.
Ecco che adesso riviviamo quello stato di disagio nel PANICO e chiediamo a qualcuno .”STAI QUA CON ME”. Se sono solo ho l’attacco, se ci sei tu non ce l’ho.

Comprendi? Rifletti. Il primo giorno di scuola eri in uno SPAZIO grande con tanti bambini e ti sei sentito morire, ma non lo hai potuto mostrare, hai tenuto duro, sei andato avanti. In quel momento lo SPAZIO ti ha fatto veramente PAURA. E’ comprensibile! Oggi lo spazio continua a farti paura.
Ma questo problema , che poi diventa AGORAFOBIA è facilmente risolvibile se sai cos’è , perché è nato e come lo devi affrontare.
Devi diventare di nuovo AMICO DELLO SPAZIO, dello spazio fuori di te e dentro di te.

 

Sempre lo stesso autore della lettera qui sopra, il  papà che vive nel Nord-Est, invitato da me da fare l’esercizio, mi scrive

Buongiorno Dott.ssa
Spero abbia trascorso un ottimo week end. Qui è stato all'insegna del maltempo!!
Come da lei consigliatomi ho iniziato ad esercitarmi:
per primo sono  ritornato a quel fatidico primo giorno di scuola ed ho incontrato il Claudio piccolo. ho cercato il più possibile di immedesimarmi in quel momento e penso di esserci ben riuscito in quanto ho ricordato dei particolari che avevo dimenticato, l'ambiente, la maestra (terribile!!!!) il mio grembiule "nero", il banco, i compagni, la classe mi sembrava veramente di essere ritornato indietro nel tempo......poi mi sono visto piccolo, solo, impaurito, smarrito come se mi chiedessi cosa stessi a fare in quel posto ed ho provato una gran pena per quel bambino....l'ho preso con me ho incominciato a rassicurarlo cercando di spiegargli che non era più solo ma c'ero io (il grande) a supportarlo in quel momento difficile ho iniziato a parlargli del perchè si trovava lì me lo sono abbracciato stretto coccolato come faccio spesso con le mie bimbe ad un certo punto mentre parlavo sentivo però crescere in me un grande desiderio di piangere non l'ho fatto davanti a lui ma non appena ho riaperto gli occhi e sono ritornato nella mia stanza. E' stato un pianto che faceva male doloroso ma che non riuscivo a trattenere piangevo per quel bimbo solo e abbandonato sentendomi anche in colpa per averlo lasciato in quel posto. Ma, appena terminato di piangere, ho subito sentito dentro me che il piccolo ora era più forte più coraggioso sapeva che c'ero io il grande ad aiutarlo si sentiva più tranquillo ed iniziava ad interagire con gli altri.
E' stato difficile doloroso ma allo stesso tempo meraviglioso. Così è andata

Rispondo : Grazie! Bravo Claudio, hai fatto un ottimo lavoro! Permettiti di lasciar uscire quel dolore , piangi tutte le lacrime che non hai potuto piangere allora. Liberati di quella sofferenza, lasciala andare, lasciala evaporare. Non avere paura, quello che il dolore svanito e integrato ti lascerà è forza interiore e pace, pace con te stesso e con quella parte di te che era rimasta lì abbandonata e che chiedeva il tuo aiuto, di essere accolta con amore.

 

Ti guiderò adesso  in un piccolo, ma utilissimo esercizio per darti l’indirizzo di dove devi dirigere la tua attenzione.

 VI CONDIVIDO  UNA BELLA LETTERA CHE MI HA INVIATO UNA RAGAZZA, CHE  CORAGGIOSAMENTE HA ACCETTATO DI COMPARIRE CON IL SUO NOME.

Nel testo appare una parte della sua e-mail e una parte delle mie risposte.

“Gent.ma Dott. Bolzoni,
mi chiamo Laura e ho 29 anni. Se ora mi ritrovo qui a scriverle questa lettera è perchè nella mia continua e frustante ricerca in una via d'uscita al problema degli attacchi di panico mi sono imbattuta nel suo sito.
Ho letto di tutto un po’ e mi ha colpito in particolar modo la descrizione del suo primo attacco mi sembrava di essere lì con lei..di essere io al suo posto...lei ne è uscita ringraziando Dio..

Rispondo:

Anche tu ne uscirai, alla grande, bisogna conoscere il panico e fare tutti i passi giusti per allontanarsi. Conoscenza e azione. La prima azione è la scelta: scegliere con forza di vedere il panico come un problema, non come una malattia.

Io ho perso la strada.. non mi sento più parte di un universo armonico...non so se la risposta è davvero nei suoi libri.. ne ho letto tanti ormai e sono tutti lì a guardarmi muti e delusi sulla mia scrivania però le scrivo lo stesso..

Rispondo a Laura:
Accanto al libro ci vuole una relazione viva, vera, dove tu parli e l'altro ti ascolta  dove la sua forza, la sua conoscenza, la sua abilità nel guarire dalla malattia passa a te, sai, come quando tu hai la mano fredda e diventa calda perché quell'altro che te la da’  è  calda.

 

quanto confronto traggo da coloro che senza vergogna si raccontano, condividono la loro angoscia nella speranza di essere aiutati ma anche di aiutare.. sono mani che si scaldano reciprocamente per rifarmi al suo bell' esempio.
Un intenso abbraccio.
Laura Pinna

 

IL PANICO SI VINCE IN DUE: QUESTO E’ UN PREZIOSO SEGRETO.

La prossima volta scopriremo altri due segreti sugli attacchi di panico e sull’agorafobia, che nessuno finora ha mai conosciuto.

Torniamo alla mia vita vissuta in compagnia del panico e vediamo che cosa succede dopo quel primo episodio mentre ero nel bel ristorante di pesce all’isola d’Elba.

 Come gli attacchi di panico diventano cronici.

 Tornata a casa dalla vacanza, riprendo la vita quotidiana normale con la relazione di coppia, il lavoro, gli amici, lo sport. L’episodio sembra ormai dimenticato, lontano.
Non è così, non è affatto così.
Mi accade una, due, tre , quattro volte che a pranzo e a cena in ristoranti diversi il mio corpo e la mia mente, quasi ricordassero perfettamente l’attacco di panico accaduto all’isola d’Elba, lo riproducono in modo quasi identico… come seguissero un copione che il bravo attore conosce a  memoria e che porta in scena in turnè nei vari teatri di fronte a un pubblico diverso. Cambia il teatro , ma la recita è la stessa.
Molto preoccupata e frustrata, al decimo episodio di attacco di panico al ristorante decido di evitare le sale affollate e rumorose , molto illuminate.

 ANSIA ANTICIPATORIA.

Provo a frequentare solamente ristoranti a conduzione familiare con piccole sale  da pranzo , più calde e intime.
Per alcuni mesi va un po’ meglio, ma poi temendo che possa accadermi l’attacco anche qui, quasi evocandolo , basta che accada una volta perché decida che da quella porta non entrerò mai più.

 Inizio a evitare i luoghi in cui si sono presentati i DAP.

Riprendo la vita normale con questa nuova caratteristica , che riesco quasi a vivere come un vezzo. “Non vado più a mangiare al ristorante!”
Divento abile nell’evitare, senza che nessuno se ne accorga, le cene e i pranzi sia di lavoro sia di divertimento con gli amici  e i parenti nei ristoranti al chiuso e all’aperto, dopo che anche qui ,-dove per un po’ andava meglio-, il panico mi raggiunge.
Si può vivere senza andare al ristorante?


Sì, benissimo e si può anche motivare la scelta dicendo che è più sano e sicuro mangiare a casa, dove si può controllare la qualità del   cibo, il sale , i condimenti.
Ho razionalizzato così questo limite, però onestamente tra me e me sentivo che non ero libera , che io dovevo evitare i ristoranti.
Libertà vuol dire che sia non ci vado al ristorante, sia che se voglio ci posso andare.
Chi conosce il panico sa che questa libertà di scelta è molto ridotta e diventa:” Devo evitare i ristoranti sempre, lì non ci potrò più mettere piede”.

Come il panico si estende a macchia d’olio in tutte le aree della mia vita.

 

Eliminati definitivamente i ristoranti dal mio orizzonte, la vita personale e professionale continua con successo  e ricca di soddisfazioni.

Apparentemente!

Dentro di me il drago chiamato panico , che non è stato né visto in faccia né affrontato, dorme silenzioso aspettando di ritornare alla luce quando deciderà di farlo.
Accadrà dopo un paio d’anni  nel supermercato davanti a casa, dove vado tranquillamente a fare la spesa.


Tanti scaffali, tante persone, tante luci al neon che illuminano a giorno tutti i prodotti da comprare e mettere nei rumorosi carrelli . Che bello! Che festa!
Bello?
No, è il ritorno di un nuovo inferno.
Mentre sono in coda verso la cassa sento salire l’attacco, ormai lo conosco bene, eccolo, inizio a deglutire, a fare qualche sbadiglio, respiro silenziosamente ma affannosamente perché nessuno deve  accorgersi di niente, inizio  a sentirmi svenire.


Tutto il corpo, tutti i sentimenti, tutti i pensieri urlano silenziosamente , come nel dipinto di Edward Munch: “Perché la cassiera è così lenta? Perchè tutti sono così lenti oggi e non preparano prima i soldi per pagare? Su, fate in fretta perché sto morendo!”


Il drago invade il mio corpo sudato , la mia mente confusa, i miei sentimenti di smarrimento intervallati da momenti di demoralizzazione e rabbia, perché di nuovo parte l’attacco e devo rimanere qui , in coda al supermercato. Tutto attorno a e diventa freddo, estraneo, al neon , non trovo niente di caldo, nessuno di umano e amico, tutti appaiono irreali in una scena di dissoluzione totale.


Aiuto! A i u uuuuuuto!
Cosa faccio? Abbandono il carrello  e scappo? Ma come me ne vado da qua? Non si può!
Urlo silenziosamente che mi sento male, ma chi mi ascolta, chi è in grado di capirmi veramente?
Chi ?
Sicuramente  mi scambiano per pazza oppure per drogata se comunico che tutto è diventato irreale, che per quanto mi aggrappi a questo benedetto carrello, che non so come mai ho riempito fino all’orlo, che sento le mie gambe diventare leggere, quasi sospese dal pavimento lucido di linoleum. La testa ha un dolore pulsante dietro nel cervelletto, ecco la chiara manifestazione dell’avanzare del tumore al cervello penso, eh sì, cara lentissima cassiera sorridente, qui si tratta  di un’ eroina che in silenzio sta morendo di un terribile male, e nessuno lo sa.


Sto malissimo e non so perché. Sto morendo , ma non so di cosa!
Cerco di parlarmi così:”Laura, non  cedere alla catarsi, non svenire, perché se lo fai sei finita per sempre, devi solo arrivare alla cassa, ricordati di sorridere e di pagare, anzi tira fuori già adesso i soldi dal portafoglio e anche le chiavi di casa, dopo che hai messo i prodotti nei sacchetti  uscirai tranquillamente da  qua”.


“Uscire?”-  mi dico quasi in un dialogo dissociato, “ma se la porta di vetro è lontana mille miglia, se sento che non ci arriverò mai…mai…perché morirò prima qui in questo pubblico negozio tra l’indifferenza generale!”
Terribile!
Non auguri questo doloroso vissuto nemmeno a chi ti ha fatto tanto del male nella vita! E’ troppo!
Mentre vivo questa manifestazione sono lucidissima, anzi i sensi sono ancora più puliti e aperti, spero di svenire, di perdere coscienza così almeno per un po’ l’incubo passa.
Passa?


Secondi di panico che sembrano eterni, attimi di terrore che sembrano secoli.

Copyright 2007-2009 Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti sono riservati.

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“Dove va la tua attenzione, là l’energia vitale scorre e i risultati accadono!

Chiediti dolcemente, ma anche fermamente: “Dove va la mia attenzione?
Va alla paura che mi tornerà l’attacco ? Va alla sensazione che non uscirò mai fuori da questo labirinto? Va al problema e lo rende così sempre più grande, sempre più inguaribile, sempre più invalidante ?”

Scegli di prendere la tua attenzione e di indirizzarla verso il progetto di rinascere , di regalarti una nuova vita, di avere dei bellissimi fini da raggiungere.

Ce la farai!

Niente è più forte di te, niente di quello che senti e pensi è più forte di te!

 

LIBRO-EBOOK PANICO VINTO!

Percorso naturale  per vincere gli attacchi di panico

ebook

Copyright © 2007-2009 Laura Bolzoni. Tutti i diritti riservati.

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Libreria online di Arte e Crescita Edizioni

 

 

“ Il libro nasce dalla mia esperienza di psicologa e imprenditrice di successo , che all’apice di una brillante carriera, ho iniziato a soffrire di terribili e violentissimi attacchi di panico, che hanno poi accompagnato la mia vita per 10 lunghissimi anni .
Gradualmente, in un inesorabile processo discendente il panico mi ha costretta a non guidare più, a non uscire più di casa, a non lavorare più……Sentivo che niente  e nessuno mi avrebbe potuto aiutare, che nessuno capiva quello che avevo, che avrei fatto una fine terribile….sola, disperata, fallita, finita. Mi vergognavo a parlarne con i colleghi psicologi, con mia madre, con mia sorella, con i pochi veri amici che mi erano rimasti.
Ma…….
Con  grande coraggio e tanto impegno ho cercato una risposta e una soluzione a questo terribile problema.
Tappata in casa ho iniziato la ricerca, leggendo il bellissimo libro della brava Valentina Cultrera, “Panico!”. Le sono molto grata perché l’ ho sentita subito vicino a me, grazie a lei ho compreso chiaramente di che male soffrivo.

Ho ripreso il viaggio più importante della mia vita: la ricerca interiore, la via  della consapevolezza di  me. Ho iniziato un processo di liberazione da tutto quello che credevo di essere, ma che non ero veramente.

Sono uscita dalla zona di conforto in cui vivevo con il “mio panico” e ho ricominciato tutto da zero.

Ero disposta a sperimentare tutto, anche ad andare sulla cima dell’Everest oppure su una nebulosa dell’universo stellare, pur di vincere il panico! Naturalmente ho sempre scelto di conoscere e di sperimentare solamente ciò che era naturale e sano.

E………..

Questa brutta avventura ha un finale degno di un film d’amore, di una fiaba meravigliosa che ha richiesto un prezzo altissimo per essere proiettata nella mia vita, ……tutta me stessa ho dovuto dare per ricevere in dono la comprensione e il raggio di luce che mi ha mostrato la strada per uscire per sempre dal bosco buio, pieno di rovi che lacerano le vesti, la pelle, il cuore, l’anima!

Ho visto la  strada da percorrere per venirne fuori, che non è fatta di terapie costose, di tecniche lunghe che durano anni, di farmaci che bloccano i sintomi per un po’, di legami terapeutici che creano dipendenza   ……

E’ la via della conoscenza, della ricerca scientifica, della crescita personale, della  consapevolezza,  della trasformazione .

Che cosa mi ha detto il panico mettendomi a terra, all’angolo del ring della vita, proprio quando ero arrivata all’apice del mio successo personale e professionale?
Mi ha detto “Stop Laura, così non va! Così stai bloccando la tua evoluzione, la tua missione nella vita, la tua natura, il senso della vita e lo scopo per cui tu sei qui, apriti , ama e lasciati amare, comprendi e lasciati comprendere, accetta e lascia che gli altri ti accettino completamente. Sii te stessa”.

Quanto tempo ho sprecato, quanto dolore ho sofferto, quanti soldi  ho buttato via in terapie inadatte, quanto stress ho dato al mio corpo agitato, percosso dal terremoto del panico!
Oggi sono qui, completamente libera, da molti anni, dagli attacchi di panico, a darti con forza e con amore la mia testimonianza che questo male si può vincere definitivamente e completamente!                                                                

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